Žďár nad Sázavou

21. 5. 2013

All’inizio, nel lontano ‘200, un gruppetto di frati cistercensi costruì in mezzo ai boschi in riva al fiume Sázava una casetta di pietra e passo dopo passo, con le proprie mani, i monaci costruirono il loro modesto monastero

Cinque secoli più avanti la struttura, inizialmente molto umile, subì una ristrutturazione barocca in grande stile, tra le più costose all’epoca. Il trionfo dell’impegno durato trent’anni ebbe luogo nel 1735, soli due anni dopo, però, il monastero fu vittima di un grosso incendio ed entro un anno morì anche Vejmluva. Alla fine del secolo il convento fu abrogato dall’imperatore Giuseppe II e trasformato in una villa con un centro economico.

Perché visitarlo

Una delle più smaglianti residenze ecclesiastiche dell’inizio del ‘700 fu progettata dal geniale architetto Giovanni Biagio Santini-Aichel assistito da Václav Vejmluva, abate illuminato e  grande amante d’arte. Il monastero con economia che funzionava alla perfezione, possedeva elementi dello straordinario stile artistico gotico barocco, tra cui l’ultima scuderia che emulava le sale di prelatura e il mistico santuario di San Giovanni Nepomuceno a Zelená hora con il suo cimitero costruito sulla pianta a forma di cranio.

Gli operosi titolari della residenza nobile, provenienti dal casato dei Kinský, stanno rendendo il complesso dell’ex monastero con le sue fabbricerie accessibili al pubblico. La parte più bella sono gli interni che attualmente ospitano numerose mostre permanenti: il museo del libro documenta lo sviluppo dello stesso nei secoli, la stampa e la sua cultura in generale. Inoltre la residenza conserva esemplari d’arte barocca provenienti dalle collezioni della Galleria Nazionale, la galleria dei Kinský, i pianoforti d’epoca, l’esposizione dedicata alla vita dell’architetto Santini e il Museo dei pompieri locali.

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