Jindřichův Hradec

20. 5. 2013

Un incendio disastroso, che colpì la città nel 1773, distrusse la maggior parte degli interni rinascimentali con le collezioni d’arte

Il complesso abbandonato, coperto con un tetto provvisorio, continuò a cadere in rovina. Lo splendido padiglione, perla dell’architettura rinascimentale con una geniale acustica, situato nel giardino e dedicato alla musica, servì per immagazzinare la legna, la selvaggina cacciata o utilizzato come stalla. Soltanto il XX° secolo riuscì a cambiare la sorte della residenza nobiliare restituendole, attraverso un’accurata ristrutturazione durata ben 20 anni, la sua bellezza sublime.

Perché visitarlo

I maestri italiani portarono dalla culla del rinascimento nel paesaggio della Boemia meridionale, dolcemente ondulato e caratterizzato da boschi e laghi silenziosi, soprattutto la sua proverbiale grazia e leggerezza mediterranea. La vecchia rocca di Jindřichův Hradec fu trasformata in una grandiosa villa con i palazzi collegati attraverso i portici ombreggianti. Un vasto complesso di edifici, cortili e giardini crea un insieme armonico, comunicante con l’adiacente nucleo storico della città.

Ai tempi del proprietario Adam II di Hradec il castello subì una radicale ristrutturazione seguendo gli esempi italiani. Infatti, ancora oggi il palazzo più bello, con esemplari interni rinascimentali, porta il suo nome. Come la maggior parte dei castelli boemi, anche Jindřichův Hradec ha la sua leggenda. Narra della Dama Bianca, il cui fantasma appare in tutte le dimore dei suoi antenati, che nella cosiddetta “cucina nera” dell’originario maniero medievale preparava ai sudditi un pasto dolce.

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